LA STATUA CHE “CANTAVA”

A Tebe/Luxor, sulla via che porta ai traghetti per le gite sul Nilo, si ergono due statue gemelle, raffiguranti il faraone Amenhotep III in posizione assisa con le mani sulle ginocchia, ricavate da due monoliti di sassosa arenaria quarzosa, proveniente da Edfu a circa 160 km. da dove furono poi collocate.

La quarzite, è un materiale difficile da lavorare, ed è inoltre estremamente poroso e quindi facile preda del deterioramento, non è chiaro pertanto perchè mai si sia scelto questo materiale, per un complesso monumentale che raggiungeva la ragguardevole altezza di 18 metri, anche se probabilmente in origine, entrambe le statue, recavano una corona in testa, ed erano quindi più alte. Al fianco delle gambe sono rappresentate in piccolo la madre Mutemuia e la moglie Tiy.

Erette a guardia di un tempio, sicuramente maestoso, ma di cui di cui si è praticamente persa ogni traccia a seguito delle ripetute esondazioni del Nilo, costituiscono ancor oggi, un’attrattiva per i numerosi turisti che si recano a Tebe. Il nome Memnone non è egizio, ma greco e fa riferimento ad un eroe della guerra di Troia, di origini etiopi, figlio di Eos, che uccise Antiloco figlio di Nestore, venendo poi eliminato da Achille, secondo la leggenda.

Rimane naturalmente un mistero, perchè mai queste due statue in epoca romana, facessero riferimento proprio a questo eroe della guerra di Troia, sta di fatto che la cosa fu comunemente accettata, ed in definitiva che le statue raffigurassero in realtà il buon Amenhotep III, pare importasse allora, davvero poco.

Nel 27 a.c un violento terremoto provocò forti danneggiamenti ad entrambe le statue, ma ad una in particolare, quella più a settentrione e cioè quella di destra guardando di fronte le statue, causò la caduta della testa e forti danni a tutta la struttura in genere, con la comparsa di numerose crepe.

A seguito di questo danneggiamento tale statua, iniziò ad emettere una sorta di gemito a seguito del riscaldamento della pietra e la evaporazione della rugiada accumulatasi di notte.
Si da per certo che la statua “cantasse” già intorno al 20 a.c. e tale musica veniva soggetta alle più svariate interpretazioni assumendo un vero e proprio responso da oracolo.
Su come fosse poi in realtà il suono sono arrivate diverse interpretazioni, chi asseriva che fosse una sorta di gemito che usciva dalla bocca, chi un suono simile a una tromba chi a un gong, insomma un pò di tutto.

Questo singolare fenomeno attrasse già allora molti visitatori e pare persino anche alcuni imperatori romani, sicuramente Adriano nel 130 d.c. che volle assistere di persona all’evento, pernottando un paio di giorni in prossimità delle statue.
Il “canto”, avveniva alle prime ore del mattino, con un suono che sembrava uscire veramente dalle labbra, con il faraone quasi in procinto di alzarsi, un immagine sicuramente inquietante.

Il fenomeno andò avanti per molti anni e chi vi assisteva, prese la mania di autografare il suo nome sulla statua, proprio come qualche turista indisciplinato dei nostri giorni.
Il tutto continuò fino a quando un bel giorno, l’imperatore Settimio Severo nel 199 d.c provvide ad un incauto restauro, turando maldestramente le fessure.  Da allora la statua, forse risentita, non emise più alcun suono…

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