Auto ibride

significato e come funzionano, i vantaggi e il piacere di guida.

Si sente da tempo parlare di auto ibride che sarà il futuro della mobilità, ma qual è il significato di ibrido, cosa ci aspetta in futuro, pochi concetti chiari e semplici per cercare la nostra futura vettura con una alimentazione alternativa.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle auto ibride. Il significato, i vantaggi ambientali che abbinano un netto abbattimento delle spese di gestione.

Immaginate di correre in salita, affrontando una fatica che porta ad ansimare, a riempire avidamente d’ossigeno i polmoni, a fermarvi spesso per reintegrare le energie e a consumare acqua e cibo in abbondanza. Ora immaginate che, quasi magicamente, una forza invisibile vi accompagni nei movimenti, annulli in parte il vostro peso, renda prive di affanno le ripartenze e consenta di affrontare tragitti più lunghi con meno soste e un minore fabbisogno di cibo. Bene, avete colto l’essenza della tecnologia ibrida. Un’auto ibrida, infatti, non è altro che una vettura il cui motore termico – il corridore – lavora in abbinamento a un propulsore elettrico – la “forza amica” – che funge da supporto soprattutto nelle fasi di sforzo e nelle partenze da fermo.

Auto ibride in serie o in parallelo

Una vettura ibrida è dotata di due motori. Il primo, tradizionale, a combustione interna, il secondo alimentato a batteria. Il sistema che viene a crearsi, definito powertrain, può essere in serie o in parallelo. Nel primo caso, il propulsore endotermico – quindi alimentato a benzina, gasolio o gas – funge esclusivamente da generatore e ricarica le celle che alimentano l’unità a zero emissioni, cui è affidato il moto dell’auto. Si parla allora di un veicolo “ad autonomia estesa”. Nel secondo caso, più diffuso, il sistema è bimodale perché il motore a combustione non solo opera per la ricarica delle batterie, ma muove anche il veicolo alternativamente o contemporaneamente al propulsore elettrico. Così avviene, ad esempio, per le  berline ibride più recenti e innovative,  dalla vocazione totalmente green in quanto declinata in tre configurazioni sostenibili: ibrida, ibrida plug-in ed elettrica.

L’apporto del motore elettrico nelle auto ibride

La tecnologia ibrida in parallelo porta in dote rilevanti vantaggi funzionali e ambientali. Nelle partenze da fermo, ad esempio al semaforo, il motore elettrico muove la vettura senza che il propulsore a combustione intervenga. Quest’ultimo, anzi, resta spento. Una soluzione che consente di ridurre tanto i consumi quanto le emissioni inquinanti, permettendo oltretutto di viaggiare a batteria per alcuni tratti. E nelle fasi di massimo carico, come durante un sorpasso, la spinta del motore elettrico si aggiunge a quella del propulsore tradizionale, consentendo sia di ottenere prestazioni superiori sia di contenere il fabbisogno di carburante. Tutto ciò senza che il conducente faccia nulla di speciale. Deve solo guidare, lasciando all’elettronica della vettura la combinazione e l’alternanza di volta in volta ottimali dei motori. Una transizione impercettibile.  ad alto rendimento termico studiato appositamente per l’ibridazione e abbinato a un motore a zero emissioni del tipo sincrono a magneti permanenti.

La tecnologia ibrida prevede l’abbinamento di un motore endotermico a un propulsore elettrico.

In sintesi i vantaggi ambientali della tecnologia ibrida si possono riassumere così:

  • Riduzione dei consumi
  • Riduzione delle emissioni di CO2
  • Silenziosità
  • Affidabilità

Sul vantaggio riguardante le emissioni di CO2 incidono due ulteriori caratteristiche tipiche di una vettura ibrida: il contenimento dei pesi e l’aerodinamica raffinata. Vi ricordate l’esempio iniziale della corsa in salita? Affrontarla sovrappeso oppure dopo una cura dimagrante cambia radicalmente l’entità dello sforzo. Non meno importante, come accennato, l’aerodinamica, così da ridurre quanto più possibile la resistenza all’aria e, conseguentemente, il consumo del motore. In tal caso, oltre alla forma della vettura, giocano a favore alcune soluzioni “furbe”:  ad esempio, si può contare su appendici specifiche che deviano i flussi dinanzi alle ruote anteriori, sui deflettori attivi (quindi mobili in funzione delle condizioni di guida) lungo la calandra, sul fondo piatto della vettura e sul design “chiuso” dei cerchi, così da massimizzare l’efficienza aerodinamica.

Le auto ibride necessitano di una linea filante per penetrare agevolmente l’aria contenendo i consumi.

Il piacere di guidare un’auto ibrida

La tecnologia ibrida non solo aiuta l’ambiente riducendo consumi ed emissioni, ma porta in dote anche un tangibile piacere di guida. La presenza del motore elettrico consente infatti di disporre di un sostanzioso e immediato apporto di coppia – quindi di spinta – pur optando per un propulsore termico dalla cilindrata ridotta, godendo così di riprese e accelerazioni degne di vetture ben più potenti, complice la presenza di una moderna trasmissione automatica a doppia frizione a 6 rapporti. Quest’ultima una dotazione tecnica di pregio, tanto che a un comfort da riferimento e a passaggi di marcia tanto rapidi quanto impercettibili abbina il merito di scongiurare l’effetto “frullatore” spesso attribuito alle ibride con cambi a variazione continua. Quanto alla ricarica delle batterie, optando per i modelli “classici”, quindi non plug-in, non sussiste alcuna necessità di attingere alla rete elettrica domestica o pubblica. Le celle si ricaricano automaticamente nelle fasi non di sforzo del propulsore oltre che durante le decelerazioni, complice la frenata rigenerativa. Nessun cavo, nessuna spina, nemmeno l’ombra di una colonnina. Tutto avviene senza fonti esterne.

Il piacere di guida di una vettura ibrida è garantito soprattutto dalla generosa erogazione di coppia del powertrain.

L’auto ibrida migliora la qualità di vita

Piacere di guida e piacere di vita: una vettura ibrida porta in dote entrambi. Immaginate di svegliarvi al mattino, in un ambiente ovattato, e ancora assonnati fare colazione sul balcone di casa. Il vicino sale in auto per andare al lavoro e… il frastuono tipico di un motore diesel incrina la vostra serenità. Nemmeno aveste a che fare con un trattore Landini Testa Calda degli Anni ’40. Se il vostro dirimpettaio avesse un’ibrida, nulla di questo accadrebbe, dato che l’auto si avvierebbe in modalità elettrica e, nel massimo silenzio, prenderebbe la propria strada. In un mondo dove l’inquinamento acustico è in costante crescita, una vettura ibrida è un’isola di serenità. Serenità che continua una volta in marcia, dato che i modelli ibridi accedono senza limitazioni – o pagando pedaggi sensibilmente ridotti rispetto alle vetture tradizionali – alle ZTL e al tempo stesso possono sempre più spesso esser parcheggiati gratuitamente sulle strisce blu. La ricerca spasmodica di un “gratta e sosta”? Preistoria-

Una vettura ibrida conviene sia all’ambiente che al portafoglioIl mercato delle vetture ibride è in costante aumento, tanto da far registrare a ottobre un incremento su base annua che sfiora il 55 per cento, rispetto all’analogo periodo del 2018. Un passaggio fondamentale nella direzione della mobilità sostenibile, dato che la tecnologia ibrida porta a una netta riduzione delle emissioni di CO2 e al contempo consente di ridurre il fabbisogno globale di benzina e gasolio, sottraendo linfa all’industria estrattiva e di raffinazione dei carburanti fossili. Un vantaggio per l’ambiente. Un vantaggio, però, anche per il portafoglio degli automobilisti.

  • Esenzione dal bollo in alcune regioni d’Italia
  • Calcolo della tassa di circolazione in funzione della sola potenza del motore termico
  • Sconti sulla Rca di alcune assicurazioni
  • Garanzia identica o dedicata dato l’alto livello di affidabilità

Al di là dei consumi contenuti, un plus tutt’altro che secondario al giorno d’oggi, un numero sempre crescente di regioni garantisce l’esenzione dal bollo per un lungo periodo (Veneto, Lazio, Campania ed Emilia Romagna per tre anni, Basilicata e Puglia per cinque anni), mentre nelle restanti zone d’Italia la tassa automobilistica viene calcolata in funzione della potenza del solo motore termico, non considerando l’apporto dell’elettrico. E ancora, alcune compagnie assicurative prevedono una scontistica riservata, la manutenzione non comporta costi aggiuntivi e la garanzia non ha nulla da invidiare ai modelli tradizionali, dato l’alto livello d’affidabilità raggiunto dalla tecnologia ibrida.  Un’auto ibrida conviene. Sempre.

La rivoluzione della mobilità sarà completa solo quando tutta l’energia per fare il pieno sarà pulita, proveniente solo da fonti rinnovabili. Se per magia tutte le auto, le moto, gli autobus e i camion che circolano in Italia andassero a energia elettrica rinnovabile, i risparmi si possono calcolare intorno ai 100 milioni di tonnellate di CO2 annue. Tutto comincia da noi.

 Attilio Tantini

    Secondo articolo

Nuovi test emissioni Wltp, cosa sono e perché influenzano la scelta di un’auto

 Il consumo di carburante e le emissioni sono sempre più fattori determinati nella scelta di un’auto. Da gennaio i costruttori sono obbligati a fornire i dati misurati grazie ai nuovi test di omologazione Wltp, più realistici e trasparenti. Nel settembre del 2017 il primo grande cambiamento. Circa un anno fa entrava infatti in vigore per la prima volta una nuova procedura di omologazione europea per rendere più trasparenti i dati di omologazione di tutte le auto. Dietro l’acronimo Wltp (Worldwide harmonized light vehicles test procedure) si nasconde infatti un nuovo test che misura consumi ed emissioni con modalità più severe e, soprattutto, lo fa considerando un uso più reale,  grazie a rilevamenti effettuati in laboratorio associati a prove su strada. L’evoluzione, rispetto al precedente test Nedc introdotto negli anni Ottanta, è fondamentale per evitare che si ripropongano gli scandali del passato. Dall’1 gennaio 2019 tutti i costruttori dovranno rendere noti al pubblico i nuovi dati emersi dai test Wltp.

Secondo lo studio europeo, sono soprattutto i responsabili delle flotte aziendali nel resto d’Europa ad aver posto maggiore attenzione ai nuovi test sulle emissioni Wltp.

Wltp, quando le emissioni diventano un criterio di scelta

Il risultato?  Per le case automobilistiche, al fine di restare al di sotto dei valori limite di CO2 fissati dall’Unione Europa (e di evitare le pesantissime sanzioni previste), è uno stimolo a proporre modelli sempre più sostenibili e innovativi, con ampio ricorso a nuove forme di alimentazione, come l’ibrido, l’ibrido plug-in e l’elettrico. Dall’altra, privati e aziende (soprattutto i responsabili delle grandi  flotte), hanno strumenti migliori e più trasparenti per scegliere basandosi su dati reali su consumi ed emissioni inquinanti delle vetture. I nuovi test Wltp hanno cambiato il criterio di scelta delle auto? Da un recente studio condotto dal Corporate Vehicle Observatory, il centro studi sulla mobilità e sulle tendenze del mercato creato da Arval nel 2002, sembrerebbe proprio di sì. La ricerca, che coinvolge 15 paesi, e che rappresenta una piattaforma neutrale sul tema della mobilità aziendale, ha raccolto dati che dimostrano come le aziende si aspettino impatti significativi dall’introduzione del nuovo ciclo di omologazione e che, in parte, li hanno già riscontrati.

Molti degli intervistati dalla ricerca Arval – in questo caso tutti fleet manager – pensa infatti che i nuovi test Wltp avranno un impatto sulla politica di gestione della flotta aziendale. ©Arval

In Europa c’è più attenzione a emissioni e consumi

Secondo lo studio europeo, sono soprattutto i responsabili delle flotte aziendali nel resto d’Europa ad aver posto maggiore attenzione ai nuovi test Wltp; lì infatti la percentuale di fleet manager che dichiara di aver registrato impatti a seguito dei nuovi test è del 18,2 per cento, contro il 7,2 rilevato in Italia. Che ci sia in atto un cambiamento nei modelli della mobilità è evidente. A spingere il cambiamento soprattutto l’arrivo di motorizzazioni alternative ai tradizionali gasolio e benzina. Poter determinare il consumo realistico di carburante e le emissioni di scarico dei veicoli sta sortendo una lenta trasformazione anche nei criteri di scelta di questo o quel modello. Molti degli intervistati dalla ricerca Arval – in questo caso tutti fleet manager – pensano infatti che questo nuovo test avrà un impatto sulla politica di gestione della flotta aziendale.

Per le case automobilistiche, al fine di restare al di sotto dei valori limite di CO2 fissati dall’Unione Europa (e di evitare le pesantissime sanzioni previste), i test Wltp sono uno stimolo a proporre modelli sempre più sostenibili e innovativi, con ampio ricorso a nuove forme di alimentazione, come l’ibrido, l’ibrido plug-in e l’elettrico.

Gli inquinanti che guidano la scelta

I dati emersi dalla ricerca dimostrano che per le aziende, ma a tendere sarà così anche per i consumatori, la CO2 e le cosiddette polveri o particelle sottili, due fra gli agenti inquinanti più responsabili dell’effetto serra e della qualità dell’aria, sono le emissioni che vengono prese maggiormente in considerazione nelle company car policy dalle aziende italiane. Al terzo posto c’è il NOx, considerato dal 16 per cento delle aziende italiane come importante nella scelta di un’auto. Su questo tema la normativa UE (443/2009) stabilisce per i costruttori importanti obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e di NOx entro il 2021 per tutti i nuovi veicoli omologati (95 g/km per la CO2 e 80 g/km per gli NOx), un passo importante verso una mobilità sempre più sostenibile.

CO2, PM10, NOx, ecco cosa misurano i test Wltp.

Ma quali sono gli inquinanti misurati dai nuovi test omologativi Wltp presenti nel processo di combustione dei motori e che effetto hanno?

  • CO2: è un gas incolore e inodore, chiamato comunemente anidride carbonica. Si forma nei processi di combustione. È un gas serra primario responsabile di due importanti fenomeni: il surriscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici: il calore del sole accumulato durante le ore diurne non viene disperso nell’ambiente per via della cappa generata dalle eccessive emissioni di CO2 che provoca l’effetto serra con la distruzione dell’ozono, uno strato gassoso presente nell’atmosfera che protegge la terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti.
  • Particelle Fini (PM10): viene considerato come l’inquinante di maggiore impatto nelle aree urbane. Si tratta di particelle di minuscole dimensioni sospese nell’aria, che provocano gravi danni alla salute, possono penetrare nelle ramificazioni più sottili dei polmoni, per poi raggiungere vasi linfatici e sanguigni. La loro struttura frastagliata favorisce inoltre il deposito di altre sostanze tossiche.
  • NOx: è una sigla che indica diverse miscele che si possono formare con l’ossido di azoto. Gli ossidi di azoto sono dannosi per la salute perché irritanti per le vie respiratorie. A livello di inquinamento atmosferico sono generati durante un processo di combustione che avviene utilizzando l’azoto presente in atmosfera in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno.

La rivoluzione della mobilità sarà completa solo quando tutta l’energia per fare il pieno sarà pulita, proveniente solo da fonti rinnovabili. Se per magia tutte le auto, le moto, gli autobus e i camion che circolano in Italia andassero a energia elettrica rinnovabile, i risparmi si possono calcolare intorno ai 100 milioni di tonnellate di CO2 annue.

Attilio Tantini

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